Cuma: conclusa una nuova campagna di scavo

Cuma: conclusa una nuova campagna di scavo

Sulla collina di Cuma, dove sorgeva il tempio oggi attribuito a Giove, ha lavorato per mesi un gruppo di ricerca della SUN (Seconda Università degli Studi di Napoli) coordinato da Carlo Rescigno, titolare della cattedra di Archeologia della Magna Grecia, in accordo con la Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei diretta da Teresa Elena Cinquantaquattro con il Locale Ufficio Scavi guidato da Paolo Caputo.

Scopo dello scavo è stato quello di dare, per quanto possibile, una definizione cronologica delle varie fasi del tempio e di cercare di capire quale poteva essere il suo inserimento all’interno del tessuto urbanistico. Certo è che a un certo punto della storia architettonica della struttura templare, vi si sovrappone, in epoca altomedievale, un edificio adibito al culto cristiano che va a riutilizzare l’intera planimetria del tempio.

Lo scavo condotto dagli archeologi napoletani ha anche rivelato la presenza di più di ottanta tombe con corredi funerari e ossa. Le sepolture si presentano di diversa tipologia: a cassa in mattoni o tegole, a sarcofago con fondo di cemento o di terra. Si è notato anche che alcune sepolture sono situate a una profondità tale da lasciar pensare a un loro riutilizzo in verticale, a casse sovrapposte.

Tra le tombe, insieme con quelle del vescovo e del clero, si pensa si possano trovare con molta probabilità anche quelle dei santi Massimo e Giuliana. L’ipotesi è supportata dall’esistenza di un documento che, datato al 1207, riporta la notizia della traslazione delle ossa dei martiri da Cuma a Napoli.

Giuliana è una delle sante più note e venerate a Napoli in particolare in età bizantina il suo culto era presente nel monastero di Donnaromita dove si viveva secondo la regola di San Basilio. Il corpo di Giuliana fu in un primo momento traslato nel monastero della Clarisse di Santa Chiara, mentre oggi i resti sono conservati nella cripta di San Guglielmo nel monastero benedettino di Montevergine in provincia di Avellino.

Ritornando agli scavi sull’acropoli di Cuma, gli studi hanno rivelato in alcune delle tombe scavate tracce di decorazione pittorica tra l’altro presente anche nell’antico pronao, sulla volta e sulle pareti della chiesa. Rilevante è il frammento di affresco che rappresenta probabilmente un vescovo e databile al X sec. d. C. L’intero ciclo pittorico è studiato da Giulia Bordi dell’Università Roma Tre.

Oggetto di studio sono anche le decorazioni pavimentali che andarono a integrarsi con quelle romane. L’edificio cristiano era a tre navate con un battistero circolare con tre gradini di accesso alimentato da una cisterna. La campagna di scavo ha mostrato anche la presenza, per riempire le cavità del terreno, di scarichi di detriti derivati dalla distruzione di pareti intonacate e pavimenti in coccio pesto.

Capitelli dorici presuppongono, invece, la presenza di un edificio ancora più antico del c.d. Tempio di Giove che lo sostituì o lo inglobò. Si pensa anche a una fase intermedia tra il tempio arcaico e quello romano come testimonierebbe la presenza di un pavimento tagliato dalla fondazione dei muri della cella di epoca romana.

Proprio nella cella romana in epoca paleocristiana vi furono costruiti un altare centrale in marmo, un podio (cattedra episcopale), seggi lungo le pareti e lo spazio fu diviso tra presbiterio  e schola cantorum secondo l’iporesi di Amedeo Maiuri.

Di età altomedievale sono stati ritrovati anche pilastrini e stipiti pertinenti a una struttura a transenne.

Scritto da il 28 gennaio 2013. Tematica: archeologia romana,scavi,storia romana.

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