Napoli. Acqua sugli affreschi di San Giovanni a Carbonara

La denuncia è partita grazie a un gruppo di visitatori alla Chiesa di San Giovanni a Carbonara a Napoli che, guidati da un giovane studente residente in città e intenzionato a farne conoscere le bellezze, quando si sono trovati nella Cappella Caracciolo del Sole, non hanno potuto nascondere lo sconcerto misto all’imbarazzo.
Sugli affreschi raffiguranti le Vite degli Eremiti, opera di Leonardo da Besozzo, c’erano evidenti macchie d’acqua colate da una grondaia attraverso una finestra a ogiva priva di vetro sovrastante le preziose pitture del ‘400. Sembra che prima della segnalazione fatta dai visitatori ci fossero stati già dei sopralluoghi, ma la cronica mancanza di fondi impedisce la normale manutenzione dell’edificio sacro come di tante altri a Napoli spesso chiusi o aperti solo in circostanze particolari. Solo per le chiese più note e più interessate da grandi flussi turistici (San Lorenzo Maggiore o San Domenico Maggiore), la manutenzione è più attenta e ordinaria.
La mobilitazione per gli affreschi di San Giovanni a Carbonara è stata istantanea e addirittura si era promossa una colletta per dotare l’antica finestra della cappella di un vetro. Il Comune di Napoli ha inviato dei tecnici per un primo sopralluogo e per assicurare un veloce intervento per restituire il colore perduto agli affreschi. Perché questo avvenga il più in fretta possibile, l’Associazione Amici di Capodimonte si è impegnata a dare il proprio contributo alla causa. Intanto il vetro dovrà essere collocato in tempi relativamente brevi e per questo si collocherà un’impalcatura all’esterno dell’edificio.
La Chiesa di San Giovanni a Carbonara, il termine carbonarius richiama un antico luogo di raccolta dei rifiuti, fu costruita tra il 1343 e il 1418 per poi divenire luogo di sepoltura degli ultimi sovrani della casata angioina. Vi si accede attraverso uno scalone opera di Ferdinando Sanfelice. Gli spazi interni offrono un susseguirsi di sotterranei, cripte e importanti monumenti funebri come quello che la regina Giovanna II d’Angiò fece costruire per il fratello, il re Ladislao di Durazzo, passato alla storia per aver tentato di unificare l’Italia e per essere morto a Perugia nel 1414 durante una festa dai contorni poco chiari. Altro monumento funebre è quello che si trova proprio nella Cappella Caracciolo e dedicato sempre dalla regina Giovanna II alla memoria del suo amante questa volta: Ser Gianni Caracciolo, gran siniscalco del regno. La sovrana si rivolse ad Andrea da Firenze per la realizzazione del monumento che terminò il lavoro nel 1428. Degli affreschi degli Eremiti e delle Storie mariane si occuparono Leonardo da Besozzo e Perrinetto di Benevento, lasciando ai posteri gli esempi più belli di pittura napoletana del ‘400.
Un aneddoto, infine, sulla strada su cui sorge la chiesa. Per tutto il Medioevo, chi vi si recava per sfidarsi a duello, aveva assicurata la piena immunità. Testimone diretto di uno scontro fu il poeta Francesco Petrarca.
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