Perù, Lambayeque. Archeologi indagano sulla leggenda di Naymalp

Molto prima che i conquistadores spagnoli arrivassero in Perù nel 1530 e portassero con loro una lingua scritta per poter registrare gli eventi storici, le leggende riguardanti l’antichità venivano tramandate di generazione in generazione per via orale da storici che erano istruiti a raccontare nel modo più fedele possibile le storie di questi mitici eroi del passato. Una delle leggende più colorite tra quelle tramandate è quella di Naymalp, il temerario fondatore di una dinastia antica di secoli che si suppone abbia governato nella valle di Lambayeque, nel nord del Perù.
Secondo quello che racconta la leggenda, Naymalp sarebbe giunto con una vasta flotta di zattere di balsa che trasportavano un entourage di personaggi tra cui una moglie ufficiale e un gran numero di concubine. Avrebbe anche portato con sé un idolo realizzato in una pietra verde e avrebbe fatto costruire un vero e proprio palazzo per ospitare la statua. Nella sua corte c’era un musicista che suonava soffiando in alcune conchiglie molto apprezzate dagli indios, un servitore che spargeva polvere di conchiglie frammentate davanti ai piedi di Naymlap ad ogni suo passo e un numero non precisato di servi che si occupavano di ogni sua necessità, tra cui anche un assistente specializzato per il momento delle abluzioni e un guardarobiere il cui compito era quello di prendersi cura dei suoi indumenti piumati.
La leggenda continua raccontando che, nel corso del lunghissimo regno di Naymlap, le persone hanno goduto di una lunga pace fino alla sua morte, che è stata tenuta segreta dai suoi servitori che, per paura che i sudditi venissero a sapere che il loro veneratissimo sovrano non era immune al fatale destino che accomuna tutti gli uomini, lo avevano seppellito nella stessa stanza in cui aveva vissuto. Rattristati dalla sua misteriosa scomparsa, molti dei suoi sudditi avevano addirittura abbandonato le loro case per andare a cercarlo.
Questa antica ricerca di Naymlap è stata riportata in auge nella nostra epoca da un archeologo dell’UCLA molto conosciuto in ambito internazionale, che nel 1980 ha dato il via a un’indagine il cui scopo era quello di determinare se questa leggenda potesse avere qualche fondamento di verità grazie all’avvio di scavi archeologici nei due siti adiacenti nella valle di Lambayeque: Chotnua e Chornancap.
Le rivelazioni di Christopher Donnan su questa leggenda e sui reperti che sono stati ritrovati nei due siti archeologici sono descritte dettagliatamente in un nuovo libro di 286 pagine recentemente pubblicato dall’ UCLA Cotsen Institute of Archaeology Press, con il titolo: “Chotuna and Chornancap: Excavating an Ancient Peruvian Legend.”
Donnan, un emerito e stimato professore di antropologia che nella sua quarantennale carriera è stato protagonista di diverse importanti scoperte tra cui tumuli seplcrali e altri siti fondamentali nella storia dell’antico Perù (Cultura Mochica), ha dichiarato che il tutto è nato dal desiderio di verificare se ci fosse un fondamento di verità in queste leggende servendosi degli scavi archeologici. La sua speranza, infatti, era quella di trovare qualcosa che potesse suggerire che Naymlap appartenesse proprio alla cultura Mochica, ossia il suo argomento di maggiore specializzazione.
Ma dopo tre stagioni di scavi nel sito archeologico non venne dissotterrato neanche un piccolo frammento di ceramica riconducibile alla cultura Mochica. Invece, Donnan con il suo gruppo di studenti dell’UCLA e alcuni colleghi archeologi hanno trovato una grandissima quantità di ceramiche, tumuli sepolcrali, murali colorati e altri reperti in un’area che doveva essere stata, una volta, un luogo di case comuni, piramidi, complessi residenziali, palazzi, cinte murarie e una costruzione piena di stanze che è stata rinominata “Il Quadrilatero degli Artigiani” per il fatto che vi si lavorava il metallo.
Riguardo a questa scoperta l’archeologo ha dichiarato che quello che è stato ritrovato potrebbe dare un certo fondamento alla leggenda. Leggenda, questa, che lo ha affascinato per moltissimi anni e che è stata riportata in forma scritta per la prima volta da Miguel Cabello de Balboa nel 1586, poco più di cinquant’anni dopo la conquista da parte degli Spagnoli dell’impero Inca e dell’inizio della colonizzazione del Perù.

Secondo Donnan si tratterebbe di una storia meravigliosa, che si conclude dopo nove generazioni con la caduta di Fempellec, l’ultimo sovrano nella linea di successione di Naymlap. Sembra che Fempellec abbia cercato di portare via l’idolo in pietra verde dal palazzo in cui era custodito, ma che sia stato intercettato dal diavolo, che gli si sarebbe manifestato con le sembianze di una bellissima seduttrice. Dopo che la loro unione fu consumata, una terribile pioggia iniziò a cadere, inondando la vallata per trenta giorni, a cui seguì un anno di carestia e di sterilità. I sudditi infuriati avrebbero quindi catturato Fempellec, gli avrebbero legato mani e piedi e l’avrebbero gettato nell’oceano Pacifico, mettendo la parola fine alla dinastia fondata da Naymlap.
Affascinato dalla leggenda e tentato dalla possibilità che le tradizioni orali abbiano sempre e comunque un piccolo fondamento di verità, Donnan ha condiviso le sue idee e i suoi progetti nel corso di una cena nel lontano 1979 con Bill Lucas, uno dei patroni del Fowler Museum of Cultural History e archeologo amatoriale. Riguardo a questa cena, Donnan ricorda che Lucas gli ha rivolto molte domane sulla reale possibilità di mettere alla prova la validità della leggenda tramite gli scavi archeologici, e più ne parlavano più l’idea prendeva forma e diventava intrigante per entrambi. Alla fine della serata i due archeologi avevano già elaborato un progetto di scavi della durata di oltre tre anni. Successivamente, i fondi provenienti dal National Geographic hanno trasformato il progetto in realtà.
Donnan ha spiegato che l’idea alla base del progetto non era quella di provare o meno l’esistenza di Naymlap, anche perché non sarebbe stato possibile, esattamente come non sarebbe possibile comprovare o meno la reale esistenza di re Artù semplicemente cercando di capire dove si trovava Camelot e scavando il sito per tre anni. Anche nel caso in cui si fosse trovata una tavola rotonda, infatti, non si sarebbe potuto dichiarare con certezza che si trattava proprio di quella tavola rotonda.
Alla fine dei conti, però, le esplorazioni di Donnan hanno riportato alla luce tante prove del fatto che la leggenda potrebbe veramente avere un fondamento di realtà e che quei luoghi potrebbero essere quelli in cui si racconta che Naymlap e i suoi successori avrebbero regnato.
I sistemi di determinazione dell’età al carbonio, infatti, hanno stabilito che le più antiche costruzioni risalgono a un periodo tra il 650 a.C. e il 700 a.C. Scavando fino allo strato più profondo che mostra segni di insediamento umano gli archeologi hanno dissotterrato strutture realizzare con blocchi di fango. E visto che i costruttori hanno utilizzato, nel tempo, mattoni di tre differenti forme, la forma stessa dei mattoni ha permesso agli archeologi di risalire alle date di edificazione. I mattoni di età più recente, inoltre, mostrano segni di erosione causate da una probabile inondazione.
Tutte queste informazioni corrisponderebbero ad eventi accaduti durante il regno di Nayamlap e dei suoi successori. E se da una parte niente di quello che è stato ritrovato prova con certezza la veridicità della leggenda, dall’altra non è stato neanche trovato niente che faccia pensare che la leggenda non possa assolutamente essere messa in correlazioni con località come Chotuna o Chornancap.
E mentre gli archeologi che lavorano sul campo non possono né confermare né negare la veridicità di certi racconti, miti e leggende tramandati tramite la tradizione orale, Donnan ha comunque invitato i suoi colleghi archeologi a non scartare completamente le leggende ma a utilizzarle per fare da sfondo alle loro teorie, visto che possono offrire ottimi spunti e punti di vista plausibili soprattutto per quel che riguarda la contestualizzazione di un reperto.
Oggi gli scavi a Chotuna e Chornancap sono portati avanti da un’équipe di archeologi peruviani che stanno lavorando ininterrottamente in quell’area dal 2006. Quando Donnan si reca in visita al sito lo trattano come un vero e proprio eroe, come il primo scopritore ed esploratore del sito archeologico e fanno la fila per farsi fotografare con lui. Ridendo, Donnan racconta che molti di loro, soprattutto gli studenti più giovani, addirittura si stupiscono che sia ancora vivo.
Mentre fino ad oggi nessuno ha fatto alcun significativo passo in avanti nella validazione della leggenda di Naymlap, a Chotuna è stato edificato un museo dove i visitatori possono vedere quello che è stato riportato alla luce e conoscere i dettagli della leggenda. Naturalmente, Donnan spera che gli archeologi delle prossime generazioni non si fermeranno ma che cercheranno invece di portare avanti le sue ricerche.
Didascalie delle foto
1) Un’immagine di una pittura murale che è stato scoperta sulla parete interna di un cortile, nella zona nord di Huaca Chornancap, una piramide tronca.
2) Una sezione di un bassorilievo ritrovato nell’angolo di un cortile nella facciata nord di Huaca Gloria, un piccolo tumulo purtroppo molto danneggiato dall’erosione e da numerosi saccheggi, a Chotuna.
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