Manerba (Bs). Pericolo crollo per la chiesa di San Sivino

Manerba (Bs). Pericolo crollo per la chiesa di San Sivino

La leggenda medievale attribuisce a questo luogo il soprannome di “chiesa del diavolo”. Ora l’incuria rischia di far crollare un edificio dal grande valore artistico e archeologico. Proprietà parrocchiale, circondata da fondi privati e inaccessibile a causa di tali vincoli, la chiesetta ha già subito il cedimento del tetto ligneo. A denunciare lo stato pietoso del sito sono Armando Bellelli (ricercatore storico locale) e Marco Bertagna, membri dell’associazione culturale Xplora.

A rischio sono anche gli affreschi settecenteschi realizzati nel tempietto a una sola navata. Non si conosce la data di fondazione (potrebbe essere sede di culto già dal VII-VIII secolo d.C.). Già nel 1529, nelle cronache delle visite pastorali, la chiesa è ricordata come struttura edilizia cadente. Oggi è circondata da una delle poche aree verdi rimaste nel comune di Manerba (Bs).

La leggenda sulla “chiesa del diavolo”

Poco si sa di questo edificio medievale: la leggenda narra del mugnaio di Manerba, un tale Marco, che strinse un patto col demonio per arricchirsi in cambio dell’anima. Al momento della riscossione Marco si pentì e si confessò facendo adirare il diavolo il quale distrusse i suoi averi terreni. La vicenda sarebbe avvenuto attorno all’anno 1200.

L’edificio

Questo luogo riserva tantissime sorprese di carattere archeologico e storico-artistico:

  • Una lastra di pietra rossa, diversa dal resto della muratura, porta l’effigie di una mano, di un cerchio il quale circoscrive una croce di Gerusalemme (ma senza le quattro croci greche minori) e dell’orma di un piede in verticale. Qualcuno vede in questo reperto (probabilmente riutilizzato e rimaneggiato) la prova del patto tra Marco il mugnaio che firmò con la mano e Satana che firmò col piede. La croce inscritta sarebbe quindi successiva e apotropaica.

  • L’altare post-rinascimentale presenta una mensa realizzata con una lastra di pietra forata, forse riutilizzata da un edificio precedente.

La lastra con la mano, il piede (in blu) e il cerchio con la croce (in nero)
La lastra con la mano, il piede (in blu) e il cerchio con la croce (in nero)

La mensa dell’altare con indicato il foro
La mensa dell’altare con indicato il foro

Un santo misterioso

San Sivino è un santo inesistente nell’agiografia ufficiale. Il suo culto è legato al gioco d’azzardo che veniva praticato nel medioevo durante una fiera locale. Il nome Sivino è quasi certamente una corruzione di Sabinus o di Severinus.

Interpretazioni e ipotesi

Molteplici e difficili risultano le ipotesi interpretative sulla “lastra del patto”: potrebbe trattarsi di un simbolo contrattuale tra parroci del luogo poiché Manerba porterebbe, secondo alcuni, la radice latina manis e Padenghe ricorderebbe il latino pedis. In realtà (interpretazione dell’autore che scrive) Manerba, come anche il comune bresciano di Manerbio, rimanderebbe a Minerva il cui culto è attestato proprio nel tempio obliterato poi dalla medievale Rocca di Manerba.

Armando Bellelli ipotizza (concordemente con l’autore) che la lastra possa essere un antico ex voto pagano; personalmente l’autore ritiene che venne forse dedicata (a Minerva?) in seguito a una guarigione multipla, su cui successivamente sarebbe stato posto il simbolo del cerchio (il globo terrestre) dominato dalla croce greca di Gerusalemme, simbolo spesso ricorrente negli itinerari dei pellegrini verso la Terrasanta e ricollegabile ai Cavalieri del Santo Sepolcro (con l’aggiunta delle quattro croci minori come simbolo delle piaghe alle mani e ai piedi di Cristo, forse non casuale in relazione alla lastra con una mano e un piede…).

Mano e piede ritornano nel linguaggio mistico come arti che reggono il bastone del pellegrino e che portano lo stesso fedele in viaggio verso la Città Santa.

L’autore ricorda per ultimo la curiosa circostanza dell’affinità tra sacro e demoniaco presente sia in questo luogo sia nella storia dell’ordine dei Cavalieri Templari: difensori della fede in Terrasanta poi perseguitati per le loro ricchezze e per il presunto culto idolatrico del demone Baphomet.

Armando Bellelli ricorda che Manerba avrebbe avuto un tributo da saldare con gli invasori Lanzichenecchi (XVI secolo) e che solo il prestito di denaro, con usura, da parte del parroco di Padenghe li avrebbe salvati dal debito consistente proprio nella donazione del mulino manerbese.

Note

Si ringrazia Armando Bellelli per la concessione delle fotografie.

Scritto da il 4 aprile 2012. Tematica: degrado e rischi.

2 commenti per Manerba (Bs). Pericolo crollo per la chiesa di San Sivino

  1. Cisotto Giampaolo

    3 settembre 2012 a 14:22

    Il mensile Giornale del Garda di settembre 2012 riporta la notizia che si sta tentando di salvare la chiesa in oggetto, speriamo sia la volta buona. Vi suggerisco di visitare il cimitero di Manerba, ci sono dei tratti di murature che a me sembrano antiche con addirittura resti di torri rotonde.

  2. Armando Bellelli

    5 aprile 2012 a 10:14

    La vicenda riguardante il tributo di 100 ducati da versare ai Lanzichenecchi,il prestito ad usura da parte del parroco di Padenghe e l’intervento risolutivo da parte del Vescovo di Verona è stato oggetto di studio approfondito e accurato da parte del Prof.Gaggia di Garda(Vr),che tramite un attenta lettura delle visite pastorali,ha identificato e individuato quegli antichi avvenimenti.

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