Asti. Mostra sugli Etruschi nella storia d’Italia

Asti. Mostra sugli Etruschi nella storia d’Italia

L’archeologia con 300 oggetti, molti mai esposti finora, in mostra ad Asti, Palazzo Mazzetti, dal 17 marzo al 15 luglio 2012, in un itinerario che ripercorre il rapporto storico tra il mondo etrusco e il Mediterraneo orientale evidenziando la funzione di cerniera culturale tra Mediterraneo ed Europa svolta dagli Etruschi con i loro traffici che portarono nell’Italia nord-occidentale usi, costumi e valori del mondo greco-omerico e levantino. “Gli Etruschi tornano in Piemonte”, proclamano gli organizzatori della mostra collocata ad Asti in memoria degli antichissimi e intensi contatti con le comunità locali della valle del Tanaro, estesi poi all’Italia settentrionale e all’Europa dei Celti.

La mostra, curata da Maurizio Sannibale per i Musei vaticani e da Alessandro Mandolesi dell’Università di Torino, è stata presentata l’8 marzo a Roma, ai Musei Vaticani, che hanno offerto la loro straordinaria scenografia – del resto sono i maggiori prestatori dei reperti, ben 140 provenienti dal Museo Gregoriano Etrusco, insieme a grandi istituzioni museali e culturali italiane – e hanno dato la collaborazione scientifica. E’ stata promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti con il sostegno della Regione Piemonte e il coordinamento organizzativo di Civita.

Ad Asti il seicentesco Palazzo Mazzetti si apre ai visitatori restaurato per la mostra che richiama quella di Torino di oltre cinquant’anni fa – “Arte e civiltà degli Etruschi” del 1967 – con nuovi apporti e interpretazioni. Oltre al piano terreno con gli spazi espostivi per le mostre temporanee, le cantine contengono scavi archeologici musealizzati e il piano nobile è ricco di stucchi, decori e collezioni civiche. La mostra è un’occasione per visitare la storica residenza nobiliare piemontese.

L’interesse dell’esposizione, oltre che nel valore intrinseco dei reperti archeologici, risiede nella storia che “raccontano” creando un’atmosfera suggestiva di immersione nell’antico. E’ una storia che sorprende i tanti che credevano la presenza degli Etruschi nella nostra penisola limitata alla fascia centrale, l’Etruria, fino all’Emilia e al massimo alla Liguria, e non estesa al Piemonte come porta dell’Europa celtica; le ipotesi di alcuni studiosi sulla loro venuta dal nord erano presto cadute.

Per questo Antonio Paolucci - nel presentare la mostra con la legittima soddisfazione dovuta alla sua posizione di Direttore dei Musei Vaticani che ne sono i massimi artefici – ha detto che “gli Etruschi assunsero un ruolo identitario nella costruzione dell’Italia unita e nella sua storiografia” e li ha definiti “precursori dell’unificazione dell’Italia, almeno sul piano culturale”; ha ricordato inoltre la diffusione di reperti etruschi nei musei nell’’800, da Chiusi e Firenze a Roma, fino a Palermo.

Ma se da questo lato c’è sorpresa, ad essa si aggiunge l’emozione per i tanti che sui banchi di scuola si sono appassionati alle vicende omeriche. Perché sono i valori omerici ad essere veicolati dalla Grecia all’Europa settentrionale mediante i traffici degli Etruschi nel Mediterraneo: valori di civiltà imperniati sull’ideale del “principe-eroe” che si affermano rispetto alla figura preesistente imperniata sul capo guerriero, impostosi per le sole virtù militari. Gli Etruschi portano alla ribalta una figura il cui prestigio sociale non deriva soltanto dalle virtù militari ma anche dalla capacità di accumulare ricchezze e benemerenze nello sport come nella cura della persona; la donna lo fa impiegando unguenti e balsami di provenienza orientale, la cui fragranza è riprodotta in mostra.

Questi e i tanti altri aspetti della vita degli Etruschi evocati dai reperti sono approfonditi in ben 18 saggi del Catalogo Electa che vanno anche oltre l’orizzonte della mostra, nella quale sono considerate varie espressioni della civiltà etrusca: il commercio e il mito, l’oplitismo e l’atletismo, il costume e la cura del corpo. Nel Catalogo si procede ad analisi di valore scientifico a tutto campo: gli scenari protourbani dell’Etruria tirrenica e le grandi necropoli dell’Etruria meridionale, il villanoviano nel contesto europeo e i primi contatti dell’Etruria con il mondo greco, le relazioni tra il Levante e il mondo Etrusco-tirrenico e il primo vino degli Etruschi, la vita aristocratica e i riti con i simboli e la religione, la scrittura dei Principi etruschi e la virtù guerriera, i giochi con l’agonismo e la cura del corpo, la pittura e i volti etruschi, il gusto etrusco dai sabaudi e l’etrusco a Racconigi.

Asti. Mostra sugli Etruschi nella storia d’Italia

La funzione di ponte degli Etruschi con la civiltà greco-omerica 

Una mostra didattica e non solo spettacolare, che dà conto delle ricerche approfondite di cui i reperti sono testimonianze, per questo non sono presentati soltanto quelli celebri ma anche quelli inediti presi dai magazzini, che possono essere visti come pietre miliari di un percorso reinterpretato alla luce delle scoperte più recenti. Itinerario storico-culturale che consente di rivisitare tematiche generali e specifiche collegate al mondo etrusco: i rapporti tra culture e popolazioni, la ricchezza e la forza militare rispetto al potere e alle sue espressioni, la formazione dello Stato e il livello di civiltà che riguarda i diversi aspetti della vita; la quotidianità con gli usi e costumi, in particolare la convivialità e la cura del corpo compreso l’atletismo, le forme creative di artigianato e arte fino ai riti religiosi e a quelli funerari dai quali emergono gli attributi di status, rango e sesso.

Emerge la funzione di ponte tra il Mediterraneo e l’Europa dell’Etruria villanoviana, con interrelazioni che – scrivono i curatori Sannibale e Mandolesi - “conducono certamente alla definizione di modelli paneuropei tra artigianato e cultura che passa attraverso la condivisione di rituali ‘eroici’, la recezione di insegne del potere, l’universale adozione di simboli religiosi”.

Questo ponte ideale tra aree geografiche, popolazioni e civiltà, trasmette il frutto delle relazioni tra il Levante e il mondo etrusco tirrenico, il che vuol dire comunicare la cultura del mondo ellenico, a sua volta “recettore e mediatore di culture altre. Forse mai come per i secoli intorno ad Omero – affermano ancora i curatori – appare artificiosa la distinzione tra Oriente e Occidente”.

Nel termine cultura rientra una molteplicità di contenuti, che riguardano direttamente la vita quotidiana: la convivialità comunitaria eroica e religiosa, come il “bere vino alla greca”, l’“economia del dono” e le forme del potere, la religione che è parte della vita con i suoi simboli, l’alfabeto e la scrittura che “registra, è memoria e magia, fa parlare gli oggetti che raccontano – come nei versi omerici – per quali mani sono passati, accrescendo il loro valore”. I curatori aggiungono che, insieme ai modelli e agli stili di vita, l’aristocrazia etrusca “recepisce anche l’immaginario mitologico e il patrimonio reale veicolato dall’epica greca”. Lo fa tramite gli oggetti di uso comune, per cui “i vasi non sono semplici contenitori e quelli importati veicolano a distanza le immagini del mito e dei cicli epici”. E’ questa “una fonte alternativa di trasmissione rispetto a quelle orali e scritte, rispetto alle quali operano anche un processo di selezione tematica”.

Tale evoluzione va inquadrata in quelli che Mandolesi chiama “scenari proto urbani dell’Etruria tirrenica”, vale a dire “abitati gerarchicamente strutturati e centri di potere già a carattere gentilizio-clientelare, capaci di programmare i comprensori di pertinenza in base alle esigenze locali”. E’ una visione moderna di organizzazione della vita nel territorio “finalizzata all’attuazione di più vantaggiose e collaborative forme socio-economiche, il tutto presumibilmente consacrato da patti e accordi nel riconoscimento di un’identità comune”. Di qui nasce anche il loro ruolo identitario che li fa ritenere da Paolucci “precursori dell’unificazione”.

Detto questo, l’influsso sulla struttura urbana e sulla forma e organizzazione dello Stato come tutto quanto riguarda i “massimi sistemi”, lascia il passo alle espressioni di vita quotidiana, che ci sono pervenute dalla conservazione degli oggetti per gli usi funerari, nelle necropoli in cui il culto dei defunti faceva deporre preziose testimonianze di vita. La mostra dà risalto a questa staffetta ideale tra la vita e la morte che finiscono per riunirsi nelle tombe, con gli imponenti sarcofaghi e i semplici oggetti fino alla rappresentazione del banchetto nelle pitture di celebri tombe restaurate.

All’ingresso della mostra c’è l’Elmo crestato villanoviano in bronzo, scelto come apertura sia per il suo valore archeologico e la sua presa spettacolare, sia perché fu rinvenuto proprio ad Asti a fine ‘800 ed è visto come prova del primo contatto degli Etruschi con gli abitanti della valle del Tanaro; al termine una sfilata di volti etruschi delle varie età conclude il lungo percorso nel quale la civiltà greca è penetrata in un mondo prima chiuso sull’arte della guerra, poi aperto a valori ben diversi.

Un percorso di civiltà, dal Mediterraneo al nord dell’Italia fino all’Europa celtica che la mostra ha il pregio di evocare con la testimonianza viva dell’archeologia i cui reperti sono più eloquenti delle parole. Lo vedremo presto citando, tra i 300 oggetti esposti, quelli che possono con la loro stessa presenza scandire la storia di cui abbiamo cercato intanto di dare alcuni lineamenti di massima.

Info

Asti, Palazzo Mazzetti, Via Vittorio Alfieri 357. Da martedì a domenica ore 9,30-19,30 – lunedì chiuso. Ingresso intero euro 9, 00, ridotto euro 7,00 (gruppi, meno di 18 anni, più di 65 anni, convenzioni) e 3,00 (speciale scuole). Tel. 199.75.75.17; www.palazzomazzetti.it; www.etruschiadasti.it .

Ph

Le immagini sono state cortesemente fornite dai Musei Vaticani, che si ringraziano; i loro reperti sono coperti dal copyright Foto©Musei Vaticani. Si ringraziano anche gli altri musei prestatori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scritto da il 15 marzo 2012. Tematica: archeologia etrusca,mostre.

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