Quadrato del Sator: nuove ipotesi interpretative

Nuove ipotesi di interpretazione del Sator
Le interpretazioni della frase sibillina del Sator sono frutto della ricerca dell’autore che, per correttezza, ha ritenuto doveroso fornire comunque una bibliografia sull’argomento. Per le precedenti interpretazioni si veda l’articolo sul Sator in Archeoguida.
La diffusione della misteriosa frase latina “sator arepo tenet opera rotas” non trova ancora interpretazioni univocamente riconosciute dalla comunità scientifica a causa della sua polivalenza di inquadramento sociale (in ambito sia mistico-religioso sia laico-profano), cronologico (attestato dal I al XVI secolo) e geografico (Italia, Francia, Spagna, Ungheria, Inghilterra).
La storia del “Quadrato del Sator” sembrerebbe risalire al primo impero romano quindi ascrivibile in un contesto in cui il cristianesimo in Europa era tutt’altro che la religione preponderante. L’ambiente in cui nacque il suo messaggio iniziatico fu quasi sicuramente quello pagano forse con alcuni influssi di stampo giudaico-cristiano.
La continuazione d’uso di questo schema grafico associato ad un motto-messaggio potrebbe essere avvenuta in un contesto come quello dell’Europa cristiana, sia laica sia clericale, con un travisamento o rinnovato utilizzo del significato morale che la frase riverberava nella società romana più o meno colta.

Schema classico del quadrato del Sator
Le seguenti ipotesi interpretative considerano la possibilità che la parola AREPO sia di origine greca.
ipotesi del “seminatore-guerriero”
è possibile che il breve motto fosse nato con l’intento di elogiare lo stile di vita dell’uomo dedito al lavoro dei campi ma anche alla difesa della patria quindi un contadino-guerriero come quello della società romana fino alla riforma militare del generale Mario (II-I secolo a.C.).
A tale proposito, per ottenere una non facile palindromia con 25 lettere, sarebbe stato inserito come secondo vocabolo l’aggettivo greco “àreios” ovvero “guerresco, bellicoso” in caratteri greci maiuscoli: APEIOΣ / APEIOC formato da sei lettere e in seguito ridotto a cinque nel seguente modo:
APEIOC > APEPC > APEPO > AREPO
Nel primo passaggio la I e la O si sarebbero fuse in un’unica lettera graficamente simile alla P.
Nel secondo passaggio il sigma finale, C, avrebbe visto mutare di poco la propria forma divenendo una O.
Nel terzo passaggio, esclusivamente per motivi di palindromia, alla P si sarebbe aggiunta una linea per ottenere R. AREPO così diverrebbe il palindromo di OPERA da un originale aggettivo greco inserito in una frase latina, frutto di un’operazione erudita non estranea alla sfera intellettuale romana (basti pensare che anche Seneca nel I secolo d.C. avrebbe fatto uso, non raramente, di termini greci nei propri scritti; il Trattato del Sublime “Perì Hypseos” fu redatto nel greco del I secolo d.C. così come anche i “Dialoghi con sé stesso” di Marco Aurelio, II secolo d.C.).
Il più famoso esempio mitico del contadino-guerriero è un eroe illustre della Roma della prima Repubblica, Lucio Cincinnato, forse ispiratore del motto nato in un periodo sanguinoso, fra Repubblica e Impero, in cui era stata caldeggiata da Augusto la ripresa della morale e del mito.

“Cincinnato abbandona l’aratro per diventare dittatore”, di Juan Antonio Ribera (1779-1860)
ipotesi α privativo + aggettivo
altrettanto possibile è la derivazione di AREPO da α privativa unita all’aggettivo greco ρέπων “rèpon” (da rèpo = inclinarsi, piegarsi) o πέπων “pèpon” (maturo). In entrambi i casi le lettere totali con alfa sarebbero sei e, sempre per motivi di palindromia e di spazio, si sarebbe tralasciata l’ultima lettera portando ai seguenti passaggi:
alfa + rèpo(n) = AREΠΩ > AREPΩ > AREPO
alfa + pèpo(n) = AΠEΠΩ > APEPΩ > AREPO
In ambedue le situazioni la lettura è in chiave spirituale, associabile all’ambiente cristiano, e con la prima parola si indicherebbe il seminatore che non si fa piegare/sottomettere dalle fatiche della vita così come il cristiano non deve soccombere di fronte alle tentazioni mentre nel secondo campo semantico il rimando è alla giovane età di Cristo morto sulla croce e quindi “non ancora maturo” ovvero “giovane”.
In entrambi i casi è stato necessario un forte adattamento dai caratteri greci maiuscoli a quelli latini maiuscoli.
Non si esclude un passaggio dalla prima ipotesi (seminatore-guerriero) alla seconda nella fase di transizione da paganesimo a cristianesimo.
Bibliografia
- GUARDUCCI M. 1965, Il misterioso “Quadrato Magico”, l’interpretazione di Jérome Carcopino e documenti nuovi in Rivista di archeologia classica, XVII, pp. 219-270.
- GWYN GRIFFITHS J. 1971, ‘Arepo’ in the Magic ‘Sator’ Square’ in The Classical Review, vol XXI.
- IANNELLI N. 2009, Sator – Epigrafe del culto delle sacre origini di Roma – la genesi e il significato del quadrato magico svelati nella teoria della correlazione astronomica, Foggia.
- PALMIERI R. 2003, L’enigma di Sator, incontri di archeologia. Conferenza tenutasi nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, 10 maggio 2003.
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1 febbraio 2012 a 16:45
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